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Grandi impianti ostaggio di un ponte

18 Apr 2017

A rischio le consegne globali delle apparecchiature per l’industria chimica e petrolifera. Un’ordinanza blocca i trasporti eccezionali: vietato l’unico passaggio a Mantova, il Nord-Ovest non può raggiungere Marghera.

Tutta colpa del ponte Molino, vietato dall’Anas al transito dei carichi eccezionali (superiori alle 88 tonnellate di peso). Un antico ponte costruito ai primi del Novecento lungo la statale 12 “dell’Abetone e del Brennero”, a cavallo tra Lombardia e Veneto, tiene in scacco l’intera industria della caldareria, che rischia di perdere commesse per milioni di euro. E potrebbe causare un incidente diplomatico tra gli Emirati Arabi e l’Italia, per i forti ritardi nella consegna da parte di una grande impresa italiana del settore, la Cannon Bono Energia di Peschiera Borromeo (Milano), di un gigantesco macchinario alla compagnia petrolifera locale Petrofac.

Dopo i crolli del ponte di Annone, verificatosi a ottobre scorso in provincia di Lecco e del cavalcavia sulla A14 nei pressi di Ancona lo scorso marzo, per i trasporti eccezionali è sempre più difficile viaggiare sulle strade italiane. La complessità dei permessi, il rimpallo delle responsabilità, l’assenza di una direttiva a livello nazionale, sta causando la paralisi delle spedizioni, modificando in profondità la mappa dei trasporti in Italia. Con pesanti ripercussioni sull’intero sistema economico del Paese. Il ponte Molino sul fiume Tartaro, all’apparenza secondario, in realtà è importantissimo perché consente a tutte le imprese della caldareria del Nord-Ovest di raggiungere Porto Marghera e spedire via nave questi giganteschi manufatti destinati all’industria chimica e petrolifera di tutto il mondo. Porto Marghera è un approdo obbligato per le imprese della caldareria perché il solo dotato delle gru necessarie a sollevare questi enormi impianti, che pesano circa 170-180 tonnellate ciascuno.

Immagine tratta da Il Sole 24 Ore del 14 aprile 2017

Il problema è gravissimo” spiega Bruno Fierro, presidente dell’associazione costruttori caldareria (Ucc) aderente ad Anima (Confidustria). “L’altro ieri – dice Fierro – abbiamo inviato una lettere urgente al ministro degli Esteri, Angelino Alfano e al presidente dell’Anas Gianni Armani, denunciando i danni incalcolabili che stanno subendo le nostre imprese per il perdurare delle mancate autorizzazioni ai trasporti eccezionali“.

A gennaio, proprio la Cannon Bono Energia ha ricevuto una comunicazione ufficiale da parte dell’Ambasciata italiana negli Emirati Arabi che riportava le lamentele del ministero degli Esteri di Abu Dhabi per i ritardi nella consegna di un impianto alla compagnia petrolifera del Paese. Una commessa da circa cinque milioni di euro. “A fine febbraio 2017 – racconta Fierro – dopo una girandola di incontri tra enti gestori della viabilità e le realtà coinvolte da questo problema, la situazione appariva in rapida. Ne è un esempio l’ordinanza dell’Anas che, a seguito di una speciale prova di carico, riapriva il transito dei trasporti eccezionali sulla strada statale 12 e in particolare sul ponte Molino“. Ma poi la situazione si è inaspettatamente capovolta. A marzo una successiva ordinanza dell’Anas, che sostituisce la precedente, di fatto ripristina il divieto ai transiti con trasporti eccezionali sopra le 88 tonnellate sul medesimo ponte della statale 12. “Questa situazione – continua Fierro – oltre a creare un clima di confusione, mette in crisi gli operatori industriali che si trovano nell’impossibilità di poter spedire trasporti eccezionali oltre le 88 tonnellate“.

Altra situazione che sta generando nuove e ulteriori difficoltà alle spedizioni riguarda alcuni sovrappassi dell’autostrada A22 di competenza di Autostrada del Brennero, sempre sul percorso in direzione di Porto Marghera. “In questo momento – prosegue Fierro – anche l’Autobrennero sta negando le autorizzazioni sui sovrappassi di sua competenza per tutti i transiti superiori a 170mila/175mila kg di massa globale“. Dal punto di vista tecnico non sono possibili soluzioni alternative per ridurre pesi e dimensioni di tali manufatti, né ora né in futuro. Porto Marghera resta l’unico porto al è possibile accedere con trasporti di questo genere. E non ci sono alternative neppure alla strada. “La sola alternativa – osserva Fierro – potrebbe essere rappresentata dal fiume Po, ma non è percorribile, perché oggi il Po è in secca e quindi non è navigabile. Inoltre la via fluviale è molto costosa: un trasporto su strada ci costa circa 50mila euro, mentre una spedizione via fiume raggiunge raggiunge i 150mila euro“. Le imprese puntano il dito contro l’immobilismo di funzionari e dirigenti pubblici, che non si vogliono assumere le responsabilità di concedere le autorizzazioni per poi doverne rispondere al verificarsi di problemi, come i crolli, durante i trasporti. “Ecco perché – dice Fierro – invochiamo l’intervento diretto del governo: è in gioco l’immagine dell’Italia all’estero e la sua capacità di esportazione“. L’emergenza si sta estendendo a macchia d’olio e un numero crescente di imprese (tra cui Pensotti del gruppo Sices, Franco Tosi, Ovs) lamentano problemi legati alle mancate autorizzazioni ai trasporti eccezionali.

Ora si parla di fusione Anas-Fs, un progetto – commenta Fierro – che mi lascia perplesso e preoccupato. Temo che andremo incontro a un periodo di ulteriore indecisione e immobilismo. Mi chiedo: chi risarcirà le imprese dei danni subiti, chi risponderà se le società danneggiate decidessero di fare causa?

Da Il Sole 24 Ore di sabato 14 aprile 2017, articolo di Marco Morino.

Movimentazione di una grande caldaia